sabato 10 agosto 2013

Donatori di voce

Ho trovato questo articolo girovagando sul web...mi fa piacere condividerlo perché mi sembra un'idea molto bella e può essere usata come spunto da associazioni di volontariato e non solo.
Si tratta di unire l'amore verso il prossimo e l'amore per i libri...basta leggere non solo per se stessi ma anche per chi potrebbe aver bisogno di compagnia: facile, divertente e utile!!!

LETTURE IN OSPEDALE


DONATORI DI VOCE presso l'ospedale di Vicenza.

 
Ci chiamano Donatori di Voce. Abbiamo uno scopo: leggere. Abbiamo un sogno: diffondere storie.   Andiamo in ospedale per regalare spensieratezza, riflessioni, squarci di luce che si aprono tra le tristi mura di una stanza anonima. Le fiabe sono la nostra arma segreta per entrare nel mondo dei bambini, perché ci sentiamo come loro: eroi di una storia che vogliamo diffondere e raccontare.
Io non sapevo che cosa volesse dire donare la voce. Ero perplesso all'inizio. Poi mi sono accorto che le mie preoccupazioni erano solo stupidaggini. Quando apri un libro vieni travolto dai fatti che ti vuole narrare. I libri sono pazienti. Aspettano la persona giusta che li legga al momento giusto. Quando la voce colora quei racconti, il mondo non è più lo stesso. La voce fa vibrare le corde del cuore, si radica negli oscuri oblii dell'anima. Qualcosa esce. Sono altre storie che i tuoi ascoltatori speciali vogliono trasmetterti. Basta anche uno sguardo. Con la lettura di un brano è come se li avessi radiografati. Se riesci a premere il tasto giusto le porte dell'amore si aprono. Loro confessano di essersi emozionati. Altre volte pensi che il tuo lavoro sia stato inutile. Ma funziona così il volontariato. Capita la giornata giusta e sei invaso da migliaia di emozioni. Capita la giornata sfortunata e non hai voglia nemmeno di tornarci in ospedale... D'un tratto ti ricordi perché leggi le storie... Frughi nella memoria e ti ricordi dei sorrisi di quei bambini, di quella donna anziana che, malata di tumore, sorride alle sventure della vita. Rivedi quell'ex carpentiere che adorava l'arte e la musica. Uscito dall'ospedale ti fermi. Guardi quell'edificio. Sorridi anche tu perché hai donato un afflato, un soffio, un respiro. Hai donato il tuo tempo non solo agli altri ma anche a te stesso. Torni a casa cambiato perché non sei mai lo stesso quando vivi a contatto diretto con il dolore. Cambi e le persone che ti passano vicino le guardi meglio. Osservi i loro visi. Scavi nei loro occhi. Quello che ti raccontano senza dirti niente è l'Esistenza.
Donare la voce è vivere con gli altri stando sempre in compagnia con se stessi. Donare la voce è esprimersi e vivere liberi fra le pagine di un libro. Donare la voce è far vivere i libri perché i libri sono fatti per essere letti, non per essere spolverati. Donare la voce è compiere un gesto che cambia i destini di piccoli universi. Donare la voce è imparare anche ad ascoltare, è ricevere storie, ricordi, rimpianti, sogni, speranze, illusioni. È ricordarci che possiamo essere utili a qualcuno anche se non si viene pagati per ciò che si sta facendo. Il tempo può essere infinito se  qualche attimo del giorno lo dedicassimo ad ascoltarci, ad ascoltare e a leggere. Basta poco per volare. Basta solo un salto e fuori dai corridoi dell'ospedale c'è la libertà. Una libertà che noi regaliamo a chi ci vuole ascoltare. Noi non ci tiriamo indietro. Siamo sempre pronti per spiccare il volo.

martedì 23 luglio 2013

ITALIA: cuore, metodo e coraggio!

Seguendo la nazionale italiana di volley non ho potuto fare a meno di notare alcune situazioni molto strane che trascendono un po' quelli che per me sono il significato di sport e di identità nazionale. Anzi, penso di poter tranquillamente dire che alcune cose che vedo, sento e leggo sono un’offesa all’intelligenza e alla dignità. Nel mio caso l’intelligenza non è molta...quindi da questo lato non ho grossi patemi…il problema che mi affligge riguarda la dignità!!

Innanzitutto partiamo dalle basi: quando si parla di nazionale si intende "rappresentativa nazionale". Uno dei significati di "rappresentare" è  mostrare in sé la figura di altri. Quindi il primo compito di un giocatore della nazionale è far vedere agli occhi del mondo come è l'Italia e come sono gli italiani.

Il fatto che nel girone di qualificazione(e non solo!) abbiamo litigato con tutte le altre squadre non è assolutamente a nostro favore. Però quando sia i giocatori che gli allenatori parlano di "cuore" o "grinta" penso che nessuna debba permettersi di offenderli o attaccarli: non credo che nessuno di loro abbia lavorato per perdere, e aver dimostrato queste qualità è un lustro per tutta l'Italia.


Sono molto soddisfatto della nostra nazionale perché, al di là delle chiacchiere, analizzando i fatti, ci ha portato 2 medaglie importanti negli ultimi tempi. Poi è chiaro che si possa sempre far meglio: ma da questo a fare attacchi personali verso giocatori mi sembra che si passi un po' la misura.

Personalmente credo una cosa: non siamo in un bel momento ed è importante il cuore...ma non basta!
Per uscire dalla crisi (non solo quella sportiva) serve un  metodo....nella pallavolo ciò che ci permette di trovare soluzioni è la tecnica!!! Quindi credo che si debba insistere di più in questa direzione.

Cuore, tecnica...manca ancora un ingrediente nella mia ricetta: il coraggio!!! Bisogna provarci sempre, tutti i giorni...solo così si possono fare cose importanti e uscire dalla mediocrità!!!

Cuore, metodo e coraggio: l'Italia e nata e cresciuta con queste cose!
Dagli antichi romani, fino ai partigiani o, ai giorni nostri, a coloro che combattono le mafie e si impegnano per le uguaglianze...chi ce la fa ha sempre cuore, metodo e coraggio!!!!!!!


giovedì 4 luglio 2013

Lo sport deve essere veicolo d'integrazione!!!!

Cosa può creare la visione di una partita di uno sport minore come la pallavolo? Leggete l'articolo qua sotto e stupite...

La World League e i successi dell'Iran mandano in crisi la censura iraniana
La partecipazione alla World League ed i successi dell'Iran stanno creando grandi problemi alla televisione di Stato, che sta cercando di eliminare o limitare le immagini delle donne occidentali poco vestite per le linee guida morali della Repubblica islamica. Sulla carta l'Iran doveva essere una squadra di basso livello nella competizione internazionale, ma il sestetto di Julio Velasco ha conquistato risultati importanti, come le vittorie su Serbia e Italia e questo ha scatenato grande interesse negli appassionati iraniani.
I due match con gli azzurri sono stati visti in diretta da milioni di persone e l'abbigliamento delle spettatrici (t-shirt, canotte e minigonne) soprattutto nella gara di Sassari ha creato molti problemi e critiche.  Le immagini tv hanno anche mostrato alcune tifose iraniane con la bandiera nazionale dipinta sul volto, mischiate con gli uomini con gli uomini, che indossavano vestiti banditi nella nazione islamica. La trasmissione, così come era accaduto nei giorni scorsi con l'inquadratura della cantante pop Shakira in un abito cortissimo che tifava per il marito Piquet durante la Confederation Cup, ha attirato le ire dei conservatori, che strenuamente difendono l'interpretazione del regime della legge islamica della Sharia, che sia stata eseguita dopo la rivoluzione del 1979.
Le donne in Iran, indipendentemente dalla loro nazionalità o religione, sono tenute a coprire i capelli e il corpo e di evitare l'uso di trucco pesante e smalto. Sono inoltre vietati da stadi, e possono partecipare solo le donne-solo competizioni.
Le leggi impongono che la tv della Repubblica Islamica dell'Iran cancelli o ritagli le immagini di donne vestite in abiti non islamici nei film o notiziari. Tuttavia, l'applicazione di tali regole per vivere gli eventi sportivi, messi in onda con un solo sette secondi di ritardo, ha dimostrato di essere troppo impegnativa.
L'ultraconservatore settimanale Ya Lessarat ha definito "scandalose" le immagini della IRIB. Il capo della tv iraniana, Ezzatollah Zarghami ha risposto che boicottare le partite in diretta avrebbe l'unico risultato di costringere gli spettatori a rivolgersi a canali satellitari: "In diretta la situazione è fuori dal nostro controllo.  L'unica soluzione sarebbe quella di non trasmettere la partita ", ha dichiarato Zarghami, che è stato nominato direttamente dal leader supremo Ayatollah Ali Khamenei. "Se lo facciamo, l'audience si girerà verso satellite. Noi abbiamo fatto il possibile alcune immagini (soprattutto della gara di domenica a Sassari ndr) sono state tagliate e sostituite da replay e questo ha comportato l'irritazione degli spettatori che hanno perduto alcune fasi del match." le preoccupazioni aumentano per le prossime gare, che l'Iran giocherà a Cuba, dove è prevedibile che le spettatrici a causa delle abitudini e del caldo saranno ancora più svestite. Il capo della tv nelle sue dichiarazioni alla stampa nazionale ha cercato anche di fare una battuta scherzosa: "Vogliamo negoziare con i nostri colleghi cubani di cercare di risolvere questo problema facendo indossare delle tute agli spettatori." (fonte japantimes.co.jp)

domenica 30 giugno 2013

Un libro e una poesia

Sono finalmente riuscito a leggere un libro!!!! E' una frase incredibile detta da me, ma è così!!! In realtà non è che non abbia letto nulla negli ultimi due mesi, ma posso tranquillamente affermare che i libri universitari non sono sempre una lettura piacevole. Così ho rubato dalla camera di Michela, la mia ragazza, "la solitudine dei numeri primi". Era da un po' che mi perseguitava dagli scaffali degli autogrill e mi aveva incuriosito. Beh...per me è stata una gran delusione...non è scritto male, ma i 2 protagonisti non li ho sopportati dal primo all'ultimo  capitolo del libro. Pazienza...mi divertirò di più leggendo leggendo il prossimo libro!!!...non prima però dei prossimi appelli di metà luglio!!!!!

Mi consolo con una poesia letta sul web:
You’ve gotta’ dance like there’s nobody watching,

You’ve gotta’ dance like there’s nobody watching,
Love like you’ll never be hurt,
Sing like there’s nobody listening,
And live like it’s heaven on earth.
(And speak from the heart to be heard.)

William W. Purkey (1929)
Devi ballare come se nessuno ti stesse guardando,
Amare come se non fossi mai stato ferito,
Cantare come se nessuno stesse ascoltando
E vivere come fosse il paradiso in terra.
(E parlare dal cuore per essere udito.)

venerdì 21 giugno 2013

Citando qua e là...

Eccovi due  citazioni con cui ho avuto a che fare oggi:

1- dal profilo twitterdi mr Michael Jordan:

"Before you pray: BELIEVE
Before you speak: LISTEN
Before you spend: EARN
Before you write: THINK
Before you quit: TRY
Before you die: LIVE"

Fantastico e saggio!!!

2- la seconda di Tommaso Campanella:

"Quanti libri tiene il mondo non saziar l'appetito mio profondo: quanto ho mangiato! e del digiun pur moro"
 Ho letto un bel blog di una ragazza "incontrata" su twitter...non sapevo come farle i complimenti per il suo blog e così, per rompere il ghiaccio, ho citato questo pensiero di Campanella che mi ero appuntato sull'angolo di un quaderno qualche tempo fa e che mi è tornato improvvisamente in mente stasera!!!!

Mi piacerebbe saper usare le parole come i veri scrittori...ma non è un dono che mi appartiene...così mi consolo ascoltandoli dai libri e cercando di imparare!!!

domenica 16 giugno 2013

Thinking about.....nothing useful!

Che fatica crearsi una vita...un lavoro...raggiungere un sogno!!!!
Ma che bello farlo!!!!
Sono un pazzo che ragiona...che combinerò???



martedì 11 giugno 2013

Talento identità e vocazione

Questo è un articolo retweettato da un mio collega pallavolista...mi è piaciuto molto. In realtà io penso di non aver talento, ma solo la testardaggine giusta per seguire la mia vocazione!!

"Dopo una nascita occorre darsi un’identità.
E l’identità viene data innanzitutto da una chiarezza con se stessi e da una direzione verso cui dirigersi. Ambizioni per nulla semplici.
La volontà indirizza ed identifica; la volontà tempra e cauterizza.
Si faccia una breve riflessione in merito al Daimon (anima), ed alcuni suoi svolgimenti.
La parola greca daimon viene tradotta animo/anima, ma possiamo intenderla, per semplificare, come vocazione. Nel momento in cui l’individuo coglie la propria vocazione, egli, con impegno e fatica, tenta in ogni modo di trovarla realizzata. Daimon è quindi l’origine delle scelte.  Essa è il nocciolo del corpo, la parte più intima e interna (appunto anima); essa diviene, con tenacia e fede totale, il motore ed il motivo delle decisioni e delle volontà dell’individuo. Allo stesso tempo è, quindi, una parte creata e “figlia” dei propri valori.
Si potrebbe, forse, fare confusione con il concetto di talento.
Il talento è al contrario un qualcosa che si trova, latente, già situato e “depositato” nell’individuo. Pericoloso è dunque affidargli il ruolo di motore, poiché esso non viene creato, non deciso e scelto. Credo possa essere, piuttosto, una meravigliosa occasione per la vita, non un motivo di senso per la vita. Sia chiaro: questa meravigliosa occasione non toglie alla vocazione, anzi vi convive e ne amplia le vedute, i margini, i confini, ne sbecca gli spigoli e la colora nuovamente.
La vocazione è una meta. Il talento è un mezzo. Uno dei tanti, per arrivare alla meta. In entrambi (vocazione e talento), dovrà esser necessaria l’etica della fatica e del sacrificio (la fede): quanto più lo sforzo sarà grande, tanto più la realizzazione della speranza (vocazione) diverrà vera ed intesa: “… la speranza è speranza. Essa è veramente tale quando, escludendo ogni forma di possesso attuale ed immediato, si riferisce a ciò che è sempre a venire e che forse non verrà mai, dicendo la venuta sperata di ciò che esiste solo in quanto speranza. Più l’oggetto della speranza è lontano o difficile, più la speranza che vi si afferma è profonda e vicina al suo destino specifico: se ciò che spero è quasi a portata di mano, non ho molto da sperare; la speranza dice la possibilità di ciò che sfugge al possibile” (M. Blanchot, L’infinito intrattenimento).
Talvolta, v’è l’eventualità che talento e vocazione coincidano.
In questo caso si dovrà tenere un’attenzione estrema verso il rischio della “sommersione”. Spiegando meglio: dando valore coincidente al proprio talento ed alla propria vocazione (rendendo entrambi meta), ci si imbatte in un’adesione talvolta ambigua e soffocante. Solo con rigore, consapevolezza e personalità l’individuo non chiude il proprio tempo, non limita la propria eccezionalità, ma riesce ad estraniarsi cogliendo il “fuori da sé”; il rischio è, spesso, quello di chiudere le porte alla realtà preferendo una dedizione totale ad un mondo privato, rarefatto e surreale.
Nel momento in cui una persona vuole qualcosa ha un proprio motivo d’essere e di esistere; la sua forza, nell’arrivare alla “meta”, sarà quella di ri-conoscere se stesso in modo chiaro e costante: intendere la propria volontà, la propria vocazione, la propria essenza, significa possedere un propria identità.
Si concluda con un testo di critica teatrale, riguardante un regista francese, Jacques Copeau: “Copeau ha un’idea molto precisa della sincerità: non è la spontaneità, non è il dire senza mediazioni, immediatamente, quel che si ha dentro di sé. Sincerità è la capacità di costruire un rapporto fra sé e il progetto che si ha di sé, fra l’essere e il dover essere”, tra il vuoto che si è creato dentro di sé e la persona che si vuole diventare."